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Un desiderio per Lolita


drammaturgia e regia Ilaria Testoni

con
Mauro Mandolini, Annalisa Biancofiore, Paolo Benvenuto Vezzoso e la giovane Virginia Ferruccio nel ruolo di Lolita

Lo spettacolo, tratto dall’omonimo romanzo di Nabokov, porta in scena il grottesco paradosso dell’animo umano, che colpisce tutti i personaggi, indistintamente: il professore, educatore ma corruttore, folle ma lucido. Charlotte, borghese ma sguaiata, puritana ma concupiscente. E Lolita, innocente ma spudorata, bambina ma già donna. – Sto per dirvi una cosa molto strana: fu lei a sedurre me – racconta Humbert, ricordando dal carcere l’intera storia. Dunque noi conosciamo Lolita solo attraverso di lui, quasi fosse una sua creatura, una fantasia forse perfino più reale di una Lolita in carne e ossa che manca ancor prima d’essere perduta.
I personaggi, sparsi nel ricordo di Humbert, attingono l’uno dall’altro il proprio equilibrio come sottili bastoncini di legno, sfilati per rivelare la propria storia con eleganza ed ironia, senza mai cadere nella banalità dell’eccesso.

Humbert non può aspettare. Il professor Humbert, stimato docente quarantenne di letteratura francese, alla vista di Lolita non può aspettare. Perche Lolita è ora. È prima che maturi, è prima che sfioriscano i suoi splendidi quattordici anni. 
Eppure, pur di averla, Humbert impara l’attesa. Diventa, con pazienza, affittuario, poi amante, poi marito della madre, la provinciale e borghese Charlotte che, vinta dal suo fascino europeo, abbandona la casta vedovanza per sposarlo. Così, d’un tratto, Humbert è padre di Lolita. Il papà. -Ti dà fastidio se ti chiamo così?- gli chiede lei, masticando la malizia come un chewing gum. Ed ecco il premio dell’attesa. Humbert ora è nel posto più vicino, ma nel ruolo che dovrebbe essere il più lontano dai suoi propositi. Che dovrebbe essere, ma non è. Perché il professore sa di dover spingere il suo peccato all’estremo, per poterlo finalmente commettere. 

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